Iniziative
PROGETTO DI COSTITUZIONE DI UNA COOPERATIVA PER LA QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE, LA GESTIONE DEL TEMPO LIBERO E L'AVVIAMENTO AL LAVORO DI GIOVANI AFFETTI DA DISAGIO MENTALE.
L'ARAP, con l'impegno di alcuni membri del direttivo e dei familiari soci, sta' promuovendo un progetto innovativo rivolto al recupero dei giovani affetti da disagio mentale .
Il progetto si propone di offrire spazi ed attività per motivare l'organizzazione della giornata e la progettualità per il futuro, attraverso la formazione professionale,la gestione del tempo libero e l'avviamento al lavoro. Esso si avvarrà della collaborazione dell'Istituto Opera Don Calabria, già impegnato nell'ambito del recupero di giovani disagiati, che fornirà la sede operativa ed è dotato di laboratori ed impianti sportivi.
L'aspetto innovativo di questa iniziativa è rappresentato dalla presenza sinergica dei giovani e dei loro familiari impegnati nella interazione creativa di momenti e situazioni in cui ciascuno possa esprimersi valorizzando le proprie capacità ed attitudini.
E' un tentativo di trasferire il problema esistenziale di questi giovani dalla vita familiare ricca di contenuti affettivi ad un ambito più ampio, ricco di stimoli, che possano suscitare maggiore interesse e spingerli al confronto ed all'iniziativa.
Il problema di molti giovani è rappresentato dalla totale chiusura verso il mondo esterno e dalla difficoltà che hanno di socializzare e di partecipare alla vita in comune. Molti di essi, dopo periodi di cura in clinica e presso comunità terapeutiche ritornano in famiglia e gradualmente si isolano dal mondo esterno rimanendo chiusi in casa.
Gli unici diversivi sono il fumo e la musica. Molti passano a letto gran parte della giornata dopo notti insonni. In questo contesto poco o nulla possono fare i familiari se non subire inermi la tragedia dei loro figli .
L'obiettivo e la speranza che si ripone nell'attuazione del progetto dell'ARAP è di creare una atmosfera diversa da quella strettamente domestica ove l'affetto dei familiari non venga a mancare ma si possa manifestare in comune con altri e dove si possa costruire anche una progettualità per il futuro.
Si prega di contattare l'ARAP, dichiarare il proprio caso ed eventualmente proposrsi per partecipare all'iniziativa.
PROGETTO ASSISTENZA DOMICILIARE
I bisogni di un malato psichico sono molteplici e diversificati: riabilitativi, sanitari e familiari, per cui possono essere soddisfatti solo se esiste un coinvolgimento di una serie di istituzioni che garantiscano la pluralità degli interventi all'interno di un piano organico e unitario. Uno dei problemi più importanti che incontra il malato psichico e la sua famiglia è quello di fare una sintesi o di mantenere il raccordo fra i vari servizi e le risposte da essi offerte e di ricomporre un puzzle piuttosto complesso.
Il malato tende ad isolarsi in quella che è la microistituzione famiglia, che diventa il "solo luogo naturale" di gestione del caso psichiatrico, la sola ed unica responsabile del malato malgrado sia emotivamente troppo implicata a condurre la difficile situazione.
La solitudine del malato e della sua famiglia è spesso totale, la persona svantaggiata è spesso elemento distaccato dalla nostra società a totale carico delle famiglie che abbandonate a se stesse, non hanno la preparazione e gli strumenti per uscire da una situazione di stallo che segna tutta la loro vita o, nei casi peggiori relegati ad una indecorosa marginalità per una società evoluta, basti pensare allo stigma che accompagna la malattia mentale.
Consapevole della solitudine in cui si trovano tante famiglie ad affrontare i problemi derivanti dalla malattia psichica di un congiunto, l'Arap porta avanti da diversi anni un progetto di assistenza domiciliare da parte di una figura professionale che rappresenta l'anello mancante tra gli operatori della struttura psichiatrica e il malato.
La valutazione dei risultati ottenuti è ottima.
Si tratta di persone che vivevano in condizione di isolamento sociale, la cui assistenza gravava unicamente sulla famiglia.
A distanza di un paio d'anni queste persone hanno raggiunto un discreto grado di consapevolezza e autonomia. Alcuni di questi sono stati inseriti in centri diurni delle ASL di appartenenza, per proseguire il loro percorso riabilitativo e di inserimento socio-lavorativo.
Il servizio é svolto nel Comune di Roma.
Le modalità di intervento possibili sono individuate singolarmente per ciascun utente ed adeguate alle sue personali necessità. Ciò in collaborazione con il medico curante e nel quadro del progetto riabilitativo personalizzato.
L'operatore, educatore o psicologo, ha il compito di prestare un servizio diretto soprattutto alla promozione e allo sviluppo della vita di relazione, cogliendo le naturali tendenze individuali del malato, conducendolo ad una vita qualitativamente migliore, offrendogli le pari opportunità sia dal punto di vista ricreativo che lavorativo.
Riuscendo a far uscire l'utente del servizio dal suo isolamento, si ottengono non solo risultati positivi per il malato e per la sua famiglia ma, migliorando le sue condizioni, egli peserà meno sulla società. In altri termini da assistito si trasformerà in persona attiva che sa gestirsi e rendersi utile alla stessa società.
Viceversa un malato non curato può costare molto alla collettività anche in termini strettamente economici. La malattia mentale curata bene in modo sistematico, ingenera meno invalidi, e sappiamo che gli invalidi sono l'elemento di maggiore spesa per lo stato sociale di un paese.
Citiamo, qui di seguito, alcuni casi trattati per evidenziare la positività del progetto:
Paolo, 40 anni, diagnosi di schizofrenia. Ha attacchi di panico e pensieri ossessivi. Esce raramente per rientrare dopo pochi minuti. Manifesta ansia difficilmente contenibile e trascura completamente la sua persona anche dal punto di vista igienico.
Il lungo e paziente lavoro dell'assistente domiciliare ha avuto come obiettivo quello di rassicurare l'utente, di renderlo più attento ala propria igiene personale e di portarlo ad avere una maggiore consapevolezza della propria malattia e una maggiore fiducia nelle proprie capacità.
Oggi Paolo esce frequentemente, si sposta con mezzi pubblici e frequenta un centro diurno per continuare il suo percorso riabilitativo.
Cosimo, 34 anni, diagnosi di psicosi con attacchi di panico. Vive da solo in un appartamento. Poco curato nell'aspetto esteriore. Ha l'hobby della fotografia e della pittura.
L'obiettivo dell'assistenza domiciliare è quello di permettergli di avere maggiori contatti sociali e di sperimentare rapporti amicali. Dopo 6 mesi inizia ha frequentare un laboratorio di giardinaggio presso un centro diurno ed inoltre, di sua iniziativa, ricerca spazi espositivi per i suoi quadri e le sue fotografie.
Ennio, 36 anni, schizofrenico grave. Presenta deliri, allucinazioni, ed eloquio disorganizzato. I contatti con l'ambiente esterno sono limitati. Vive con la madre che per motivi di lavoro è fuori per gran parte del giorno.
Ennio non accetta molto volentieri la presenza dell'operatore.
Il paziente lavoro di due anni ha, comunque, permesso alla madre di affrontare in modo più consapevole e adeguato la malattia del figlio.
Ennio, nel frattempo, grazie anche ad una nuova terapia farmacologia, si mostra più presente e disposto ad affrontare la malattia in modo meno passivo.
Stefano, 27 anni, sindrome bipolare. E' curato, vivace, ironico: possiede diversi animali dei quali si prende cura. Vive con la madre ed ha una sorella sposata. Il clima familiare è fortemente conflittuale.
Vi è una forte discrepanza fra l'energia e la resistenza fisica che il ragazzo mostra nell'uscire, nel divertirsi e la svogliatezza e l'affaticamento che accusa quando si tratta di lavorare e crescere.
L'attività dell'operatore mira a stimolare in Stefano la fiducia nelle proprie capacità e la valorizzazione di sé.
PROGETTO SOLARIS
Il Progetto Solaris per la residenzialità nasce nel II Municipio e riguarda ragazzi che sono riuisciti a portare avanti un percorso odi cura e riabilitazione in una comunità Terapeutica e vengono dimessi dopo essere stati preparati per affrontare una residenzialità a bassa protezione usufruendo di un'adeguata assistenza sanitaria e sociale al fine di potersi evolvere ed integrare nel proprio territorio.
La riforma dell'assistenza psichiatrica in Italia ha prodotto conseguenze rilevanti e inedite nel modo di considerare e curare i disturbi mentali. Ci troviamo, oggi, pertanto, di fronte a problematiche nuove, che richiedono nuove soluzioni.
Le strutture residenziali (Comunità Terapeutiche, in primo luogo), che svolgono programmi intensivi per tempi prolungati, riescono a produrre un certo ridimensionamento del grado di disabilità. Grazie a ciò i pazienti possono, in molti casi, essere messi in grado di vivere in modo più autonomo con un'assistenza ridotta ad alcune ore al giorno.
Purtroppo non esistono sufficienti programmi istituzionalmente predisposti per la creazione di tali opportunità evolutive. Peraltro, la carenza di questo diverso tipo di soluzioni ha due conseguenze profondamente negative:
- Prolunga in modo improprio e dispendioso la permanenza in strutture con assistenza sulle 24 ore, favorendo la regressione dei pazienti e l'incremento della dipendenza istituzionale;
- Blocca il turn over delle Comunità Terapeutiche, impedendo l'inserimento di nuovi pazienti che se ne gioverebbero ed a cui avrebbero diritto.
Per affrontare costruttivamente tali problematiche, l'Associazione SOLARIS ONLUS, costituita da utenti e familiari, nata nell'ambito della collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma/A, ha intrapreso, con l'apporto dei Servizi Sociali del Municipio Roma II, un primo progetto pilota.
L'associazione ha preso in locazione due appartamenti, in cui sei utenti dimessi dalla Comunità di Via Sabrata (DSM ASL RM/A) vivono dal giugno 2004, gestendo autonomamente le necessità basilari e svolgendo lavori a tempo parziale. Ricevono un'assistenza domiciliare di alcune ore al giorno, in parte sostenuta e finanziata dal Municipio attraverso una Cooperativa e in parte sostenuta dall'ARAP. L'assistenza sanitaria è fornita dal Dipartimento di Salute Mentale.
Le spese per il canone di locazione, per le utenze e per le spese alimentari, sono a carico degli utenti, ricorrendo al reddito personale (rendite, pensioni, indennità di accompagnamento ecc.) ove presente, o, se carente o nullo, sopperendo attraverso un sussidio "terapeutico" erogato dalla ASL.
Tale esperienza ha finora prodotto risultati incoraggianti, tali da stimolare la nascita di nuovi progetti abitativi di questo tipo.
Il problema più difficoltoso è quello per l'associazione di disporre di appartamenti nel territorio adatti alla convivenza di tre persone della seguente tipologia:
tre camerette, un saloncino, due bagni, una cucina abitabile ad un costo "equo -canone" e per periodi molto lunghi e pertanto si configura l'esigenza che questi appartamenti siano di proprietà di enti, di società, di fondazioni o associazioni, di proprietà del comune ecc., per poter garantire nel tempo le suddette prerogative.
E' necessario, in questo senso, uno sforzo collettivo che impegni tutti i soggetti coinvolti: utenti, familiari, servizi di salute mentale, servizi sociali, volontariato, al fine di assicurare una rete sociale, unica garanzia della qualità della vita e del futuro dei pazienti, oltre che capace di produrre un ottimale rapporto costo-qualità del modello di intervento.