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Teatro

 

Alle ore 21 del 18 gennaio 1999, dopo tre mesi di preparazione abbiamo rappresentato "SOLI", opera teatrale diretta da Dario D'Ambrosi, recitata dai soci dell'Arap.
Alla fine dello spettacolo, durato 55 minuti, gli spettatori erano talmente coinvolti e commossi che solo dopo attimi di angoscioso silenzio hanno applaudito a lungo.
Bellissima la musica, suggestiva la scenografia, ma a travolgere emotivamente il pubblico sono state le nostre didascaliche battute.

teatro E' stato un lavoro complesso. Nessuno di noi aveva mai fatto l'attore ma avevamo dentro una tale carica di coinvolgimento, di angoscia, di rabbia, per la solitudine in cui siamo lasciati soli a gestire un compito più grande di noi, che abbiamo accettato di esporci in prima persona.
Il regista ha saputo cogliere tutto ciò e ne è venuto fuori uno spettacolo ad alto livello tecnico che è riuscito a dimostrare la nostra disperazione.

Perché lo spettacolo? Perché chi non ha il problema non sa. Nessuno sa cosa succede nella famiglia che deve assistere giorno e notte il malato di mente. Nessuno sa le complicazioni di una vita non più vivibile. Nessuno sa il dolore, la disperazione, la solitudine della famiglia, impotente di fronte a problemi enormi.

Con la rappresentazione di "SOLI" abbiamo inteso scuotere l'opinione pubblica e i Parlamentari da una pregiudiziale e assurda ideologia: consentire ad un malato di non curarsi. Ciò è criminalesoli perché lo si condanna a vita all'emarginazione, con costi sociali altissimi. Abbiamo voluto che tutti si rendessero conto della cruda realtà che i malati di mente e le loro famiglie sono costretti a sopportare. Abbiamo voluto rompere il silenzio, la mancanza di conoscenza, l'indifferenza del pubblico sui problemi della famiglia. Francamente sbandierare che il problema dell'assistenza psichiatrica è risolto quando la famiglia e il malato sono praticamente lasciati soli, è pura demagogia.

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