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Commenti alla legge 180

Legge 180 art. 1
Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari.

  • "… e se il malato non riconosce la sua malattia Come la mettiamo?"…G.Bressa - Repubblica 26/10/96
  • La mettiamo così…

  • "Delega ipocrita alla famiglia e inerzia: CRIMINI E PACE! Li chiamava Franco Basaglia morto purtroppo prematuramente nel 1980 e fautore di una reale assistenza psichiatrica".
  • (Espresso 14/11/96)
  • "Se il malato ha perduto la sua libertà a causa della malattia, questa libertà di ripossedere se stesso gli è stata donata dal farmaco". F.Basaglia (Scritti 53/68)
  • " Hanno voluto dimostrare che la follia esiste solo perché esistono i manicomi: E se per caso insiste nel ripresentarsi si largheggia con gli psicofarmaci". M.Tobino (Famiglia Cristiana 02/02/82)
  • "La 180 prevede due soluzioni per chi soffre di mente: o il nulla o il manicomio criminale riservato a quelli che ammazzano". Trombadori (Europeo 84)

  • Una legge da matti
    "Da ex deputato comunista segnato da una drammatica esperienza familiare, che l'ha fatto pentire di avere votato la legge 180del 1978, la fatidica legge che chiudeva i manicomi e così facendo credeva di aver abolito la malattia mentale, Antonello Trombadori ha "ringhiato" una volta ai suoi compagni di partito che si sarebbe messo lui a fare il pazzo, e che avrebbe messo una bomba in Parlamento se non avessero provveduto a correggere la legge…….Trombadori:"….Come al solito mi fidai delle decisioni del mio gruppo parlamentare. Quale fosse il meccanismo messo in piedi dalla 180, l'ho capito dopo, quando la malattia mentale è entrata nella mia famiglia……". Intervista di Giampiero Mughini ad Antonello Trombadori apparsa sull'EUROPEO del 12 maggio 1984.
  • " Abbiamo rotto lo specchio, i manicomi, perché non riflettessero la realtà, in nome della dignità personale. Come se i parenti dei malati di mente non meritassero rispetto ed aiuto. Quanti delitti in nome della libertà". E.Biagi (Sette - Corriere della Sera 20/03/97)
  • Cara sinistra, l'ideologia non cura
    Sono madre di un figlio adottivo, adesso ha 30 anni, con problemi psichiatrici. Ma non voglio qui narrare la storia di questi lunghi 29 anni. Proprio per sentirci sostenuti nella nostra situazione mio marito ed io siamo entrati a far parte dell'ARAP ed io ho iniziato a lavorare come volontaria per l'associazione.
    q007 picassoIn 15 anni l'ARAP si è sempre battuta perché la Legge 180 sia riformata. Abbiamo avuto contatti con politici di tutto l'arco costituzionale, ma ci siamo resi conto che l'ostacolo più grave ce lo pone il DS di oggi e il Pci di ieri. Sarà per una questione ideologica, perché la L.180 è figlia della sinistra? Noi siamo certi di sì, ed è questo che mi sconvolge…….M.Vanni (l'Unità 18/06/95)

 

 

  • "Nemmeno Giobbe ebbe la disgrazia di avere un figlio malato di mente….non hai la possibilità neppure di parlare con lui, non ti è concesso un attimo di tregua, gli psichiatri sono impotenti….La legge è contro di te……morire presto è l'unica via di uscita….." (Famiglia Cristiana 18/06/97)
  • Dalla 180, dalla territorializzazione risultò il contatto della follia, psichiatra e matto, con la gente comune, con la società……Purtroppo il sistema della 180 non riesce a intervenire con omogeneità capillare.
    Si è creata, insomma, una situazione "zebrata", con zone bianche, dove la psichiatria funzionava, e zone nere, con episodi gravissimi, con ammalati affidati a una famiglia che diventava un surrogato della struttura manicomiale (genitori che si improvvisavano infermieri e che arrivavano a legare il figlio o a rinchiuderlo in una stanza), con malati che ammazzavano il padre perché non prendevano le medicine prescritte o con genitori che, per incolpevole ignoranza ritenevano di non dover dare più i farmaci al figlio, visto che stava bene……..Risultato dell'insufficiente disponibilità dei letti per il ricovero acuto che lasciava dentro alla famiglia malati che avevano, invece, bisogno d cure ospedaliere e dimettevano troppo rapidamente quelli che erano stati accolti. La mancanza di "luoghi per i matti", il matto lasciato in strada: un arredo scomodo, qualche volta importuna la gente, qualche volta grida, è vestito male, viene maltrattato, non sa difendersi, va sotto una macchina. La città si riempie così di matti, di persone visibilmente matte e ci si comincia a domandare "Ma è terapia, questa?"
    Garantire la libertà a un matto che poi viene deriso, che non trova in tutta la città un luogo dove stare, che dissipa il sussidio in due giorni bevendoselo o regalandolo, significa garantire quale libertà?
    (I miei matti, 2004, Andreoli).

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